
Ieri sera, io e la mia piccola lady, siamo andati al cinema a vedere l'ultimo lavoro del nostrano Benigni:
la tigre e la neve. Dato che non sono un critico cinematografico e non ho tali velleità, veniamo subito al dunque: il film mi è piaciuto molto. Senza scendere nei dettagli della trama, mi è piaciuta la figura di Attilio, impersonato da Benigni stesso, stralunato professore di poesia, immamoratissimo (come al solito) di Vittoria (Nicoletta Brashi), che corteggia senza un attimo di respiro, affettuoso genitore di due figlie teenager.
Chi si aspetta un film in cui la guerra in Iraq è il tema principale rimarrà deluso; la guerra è sì presente ma come sfondo della vicenda dei protagonisti: non ci sono prese di posizione da parte del regista, non ci sono condanne esplicite: è solo la storia di alcune persone che si svolge in una città in guerra all'indomani della caduta del regime.
Molto gradevole è la figura di Jean Reno, poeta islamico addolorato per le sorti del suo popolo, finalmente in un ruolo diverso da quello a cui siamo abituati.
Un film estremamente godibile, che non ti angoscia durante la visione; ma all'uscita dal cinema capisci che Benigni "
ha usato le parole giuste" per farci capire cosa intendeva e qual è il suo pensiero.