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06/11/2005

Una sera al cinema: The Interpreter.

The Interpreter è l'ultimo nato nella stirpe dei film thriller, per la regia di Sidney Pollack e interpretato da Nicole Kidman e Sean Penn. Sinceramente ero ansioso di vedere questo lavoro della Kidman dopo il disastro di “Vita da Strega”. Smessi i panni della strega, la Kidman veste quelli di Silvia Broome, interprete alle Nazioni Unite. Silvia è una ragazza apparentemente normale che in realtà nasconde un passato da rivoluzionaria nel suo paese natale africano.
La vicenda ruota intorno alla visita del dittatore del paese natale della Broome alle Nazioni Unite nel tentativo di scagionarsi dall'accusa di crimini contro l'umanità. Una sera, Silvia scopre un complotto per uccidere il dittatore durante la visita negli Stati Uniti. Ad occuparsi delle indagini del caso è un'agente della CIA, Tobin Keller, interpretato da Sean Penn.
Al di là dei dettagli sulla trama, e dell'inevitabile attrazione che scatta fra i due protagonisti (ma senza lieto fine), il film pone l'interrogativo di quando è necessario passare alla violenza per far sentire la voce di un popolo che purtroppo viene banalizzato nella scena conclusiva in un confronto Penn/Kidman che sa di già visto e già vissuto e che manca in buona parte di originalità.
Il film attraversa le attuali paure americane, compresi attentati dinamitardi in piena città, ma lo fa con poco mordente preferendo indugiare sui tormenti personali dei due protagonisti principali. Comunque la pellicola scorre abbastanza liscia e fa trascorrere la serata, ma sicuramente non lascerà un ricordo indelebile nella mia memoria.
postato da: Mit alle ore 20:09 | link | commenti (3)
categorie: cinema
15/10/2005

Bit Inutili su "La tigre e la Neve"

Locandina de "La tigre e la neve"Ieri sera, io e la mia piccola lady, siamo andati al cinema a vedere l'ultimo lavoro del nostrano Benigni: la tigre e la neve. Dato che non sono un critico cinematografico e non ho tali velleità, veniamo subito al dunque: il film mi è piaciuto molto. Senza scendere nei dettagli della trama, mi è piaciuta la figura di Attilio, impersonato da Benigni stesso, stralunato professore di poesia, immamoratissimo (come al solito) di Vittoria (Nicoletta Brashi), che corteggia senza un attimo di respiro, affettuoso genitore di due figlie teenager.
Chi si aspetta un film in cui la guerra in Iraq è il tema principale rimarrà deluso; la guerra è sì presente ma come sfondo della vicenda dei protagonisti: non ci sono prese di posizione da parte del regista, non ci sono condanne esplicite: è solo la storia di alcune persone che si svolge in una città in guerra all'indomani della caduta del regime.
Molto gradevole è la figura di Jean Reno, poeta islamico addolorato per le sorti del suo popolo, finalmente in un ruolo diverso da quello a cui siamo abituati.
Un film estremamente godibile, che non ti angoscia durante la visione; ma all'uscita dal cinema capisci che Benigni "ha usato le parole giuste" per farci capire cosa intendeva e qual è il suo pensiero.
postato da: Mit alle ore 13:49 | link | commenti (1)
categorie: cinema